Dante, Rime Petrose.

Le mie serate intorno alle Rime Petrose di Dante. Standing comedy? Teatro-canzone? Commedia dell’arte? Queste tre cose, a modo mio.

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Le Rime Petrose.

Nel mare magno dei sui scritti perduti (di suo pugno non ci è giunta una riga), la mia personale briciola di approfondimento e divulgazione si è concentra col tempo sulle Rime Petrose, che fotografano un particolare momento di transizione nella vita e nella produzione dell’autore.

Quattro canzoni per Pietra.

Per me fu amore a prima vista. A quelle ho dedicato nel tempo diversi incontri condotti a vari livelli di approfondimento.

Ultimamente concentro in scioltezza la narrazione sulla prima e sulla quarta canzone, con l’obiettivo di inquadrarle in un contesto reale, quello di un tizio medievale in carne ed ossa, di renderle fruibili (non lo sono più, serve un medium) e godibili (lo sono ancora, ma dipende dal medium). Lo faccio condividendo una passione contagiosa come la peste. Anche tu che scolasticamente lo odi(avi), forse apprezzerai; o almeno capirai che probabilmente lo stronzo era il tuo prof., non Dante.

Approcci diversi.

Quello cattedratico dei circoli accademici, o quello dell’obbligatorietà scolastica, che insegna alla nazione come odiare Dante a prescindere, sono approcci molto validi, che generano pregiudizi fondati sulla noia, eternando una serie di triti luoghi comuni duri a morire.

L’approccio accademico immagina di rimediare ai danni dell’approccio scolastico.  Entrambi danno spesso per scontato tutto ciò che alla fine del XIII scontato non era, trascurando magari di evidenziare i punti focali che rendono la personalità e l’Opera dantesca straordinari non per dogma, ma per primati e risultati ad oggi insuperati a detta di chiunque si cimenti, da secoli, in quella strana forma di rappresentazione di sé e del genere umano comunemente nota con il nome di letteratura.

“L’arte del selfie nel Medioevo”.

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Letteratura, arte figurativa fatta a parole. Selfie ante litteram. Esisteva anche prima del telefonino, prima della fotografia e prima che la tecnologia mettesse le due cose insieme ad un costo accessibile, collegandole in rete.

In questo show condotto a braccio, tra teatro senza copione (comedia dell’arte) e canzone, vi presento un tale e con la scusa mi rappresento anch’io.

Vi canto qualche pezzo e ci facciamo un bagno in quell’oceano del tempo, che forse va dal primo selfie (quale?) al tabù medievale dell’auto-rappresentazione (infranto da Dante grandiosamente, come se niente fosse); fino all’auto-rappresentazione quotidiana di massa alla quale ci sentiamo devotamente chiamati all’edificante culto di noi stessi. Wow. Stai da dio! Vedrai fra settecento anni, ne parleranno ancora tutti. Ma soprattutto mi chiedo: Dante aveva uno smartphone?

SPOILER ALERT.
La risposta è: no.

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