Dante Alighieri.

Il mio lavoro su Dante dura da tanto e non sarà mai finito; così come accade (accadde e accadrà) a chiunque vi si approcci con amore sanguigno e con i mezzi sufficienti per comprenderlo. 

Avendo in sorte anche i mezzi per diffonderlo, lo diffondo così, senza alcun vanto, solo perché mi piace, noncurante di mode, opinioni, di cosa è figo, di cosa non lo è agli occhi del secolo, di cosa è appropriato ecc… Anomalo per un rocker? Come minimo. Ma io anomalo lo sono. E Dante lo fu molto – ma molto – più di me.

Scarica subito il PDF dello spettacolo, oppure scoppiati il pippone.

Le Rime Petrose.

Nel mare magno dei sui scritti perduti (di suo pugno non ci è giunta una sola riga), la mia personale briciola di approfondimento e divulgazione si è concentra col tempo sulle Rime Petrose, che fotografano un particolare momento di transizione nella vita e nella produzione dell’autore.

Quattro canzoni per Pietra.

Per me fu amore a prima vista. A quelle ho dedicato nel tempo diversi incontri condotti a vari livelli di approfondimento, anche molto specialistico, qualora richiesto.

Ultimamente concentro in scioltezza la narrazione sulla prima e sulla quarta canzone, con l’obiettivo di inquadrarle in un contesto reale, di un tizio in carne ed ossa, di renderle fruibili (non lo sono più, serve un medium) e godibili (lo sono ancora, ma dipende dal medium), condividendo una passione contagiosa come la peste: …anche tu che scolasticamente odi(avi) Dante apprezzerai; o almeno capirai che forse lo stronzo era il tuo prof.

In Italia due grandi approcci. 

Da una parte quello cattedratico dei circoli accademici, in Italia vi si accede all’italiana, dunque in quanto introdotto da o molto amico di, condotti da un esimio per un pubblico di esimi o aspiranti tali. Talvolta finge apertura per pura propaganda.

Dall’altra parte, quello dell’obbligatorietà scolastica, che insegna capillarmente alla nazione come odiare Dante a prescindere, creando pregiudizi negativi fondati sulla noia, eternando una serie di triti luoghi comuni duri a morire. 

Il primo approccio presume di riparare al secondo.
Nella mia opinione il rapporto è di causa effetto.

Entrambi danno per scontato tutto ciò che alla fine del XIII scontato non era, trascurando spesso i punti focali che rendono la personalità e l’Opera dantesca straordinari, immortali e ad oggi insuperati, a detta di chiunque si sia cimentato o si cimenti in quella strana forma di rappresentazione comunemente nota con il nome di letteratura (*).

Il primo approccio li dà tutti per risaputi.
Il secondo li nega: mai pervenuti.
Un terzo approccio si chiama Roberto Benigni. Budget?

“L’arte del selfie nel Medioevo”.

Suucci_ph_Astegiano_25germiLetteratura, arte figurativa fatta a parole, un selfie ante litteram affidato in bottiglia all’oceano del tempo dall’isola deserta di qualcuno.

Esisteva anche prima del telefonino, prima della fotografia e prima che la tecnologia mettesse insieme le due cose ad un costo accessibile collegandole in rete.

In questo show condotto a braccio, tra teatro senza copione (comedia dell’arte) e canzone (d’autore? …per forza, le canzoni non si fanno mai da sole) vi presento un tale e con la scusa mi rap-presento anch’io.

Vi canto qualche pezzo e ci facciamo un bagno in quell’oceano del tempo, che forse va dal primo selfie (quale?) al tabù medievale dell’auto-rappresentazione (infranto da Dante grandiosamente, come niente fosse), fino all’auto-rappresentazione quotidiana di massa alla quale ci sentiamo devotamente chiamati all’edificante culto di noi stessi. Wow. Stai da dio. Vedrai fra settecento anni, ne parleranno ancora tutti.

Ma soprattutto mi chiedo: Dante aveva uno smartphone?
SPOILER ALERT.
La risposta è: no.

(*)Nota. 

Dante campa sulla terra 56 anni e in breve – come se fosse normale e senza menzionare gli esiti poetici del suo lavoro – persegue un’intuizione avveniristica folle agli occhi dei contemporanei e la dimostra alla perfezione, si fabbrica una lingua, si fabbrica una forma, ci si fa una cattedrale aperta a tutti, ci mette dentro lo scibile umano del suo tempo, personaggi (illustri o di borgata sullo stesso piano), animali, luoghi, storia, credenze, cronaca, sentimenti, “scienze”…; è autore-personaggio-commentatore di sé stesso, si rivale sui potenti del suo tempo e sul suo stato di esule bandito (condannato al rogo ed espropriato di tutto) con un’opera immortale, annunciata e poi condotta a termine grandiosamente fino all’ultima virgola, dove presuntuosamente è lui che vince sul mondo, e vince veramente, in grado com’è di appassionare gente dopo settecento anni in qualsiasi lingua la si traduca. …Altri? 

Ok. Scarica il PDF dello spettacolo.

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