#StayON

“FUORI DI TESTO” è il titolo di un mio format pensato per una serie di appuntamenti letterari a cadenza mensile dal palco di Germi, a Milano. Sarebbe dovuto partire il 21 marzo prossimo. Il primo sarebbe stato dedicato a Guido Gozzano.

Come tutti gli altri e come qualsiasi altro impegno di chiunque, anche il mio è saltato. (#Covid-19). 

Ma mi è stato proposto un modo alternativo. Così il 16 marzo 2020 alle 18:00 abbiamo inaugurato il progetto #StayON in diretta streaming sulla pagina Facebook di Germi, il locale che mi avrebbe ospitato. 

Una catena di eventi consecutivi, virtualmente trasmessi da diversi locali in Italia, per una lunga serie di aperitivi virtuali, da seguire comodamente da casa.

Suona come lo scenario di un film di fantascienza tratto da un qualche romanzo cyberpunk fine anni Ottanta. O una di quelle previsioni avveniristiche, azzardate da grandi pensatori in prospettiva, sulla scia dell’entusiasmo per la prima connessione tra calcolatori grandi come armadi, pieni di pulsanti luminosi e bobine a nastro.

Un giorno ogni famiglia ne avrà uno e comunicheremo tutti in diretta televisiva all’ora di cena, trasmettendo ciascuno dal salotto della propria casa, o del proprio modulo lunare.

A parte il modulo lunare e la dimensione dei dispositivi, per quanto mi riguarda, solo l’altro ieri questo fatto si è avverato. Certo che era fattibilissimo già da molto prima, ma solo il 16 marzo 2020 io ho agito concretamente quella possibilità per necessità, perché non era possibile fare diversamente.

Il sogno come sempre rasenta l’incubo… Ma in fondo è così profondamente umano adattarsi nel giro di poco a qualsiasi cambiamento, per quanto radicale e repentino. Dopo cinque minuti mi ero già adattato al mio lavoro in un luogo separato dal pubblico in diretta video.

E lo farò di nuovo:

Venerdì 20/03/2020, h19:00, sulla pagina FB del Diavolo Rosso (Asti).

Se ci sono precluse alcune possibilità, se ne aprono altre.

Siamo esseri viventi. Oggi ci si aprono possibilità diverse solo grazie al fatto che il metodo scientifico ha prodotto la tecnologia odierna. La stessa tecnologia che permette agli invasati, ai dissociati e ai disonesti di diffondere oscurantismo, paranoia e falsità; la stessa che amplifica e diffonde le certezze sull’universo dello scemo del villaggio. La stessa tecnologia che dà voce e visibilità ai poeti e poetesse che la rinnegano sdegnati.

Vi sembra un mondo brutto? Non avete visto l’altro.

Ora penso a tutta la retorica sul fatto di tornare ad essere pre-tecnologici, diffusa da individui interconnessi in fibra ottica. Non dopo settimane, o mesi, o lunghi anni di forzato isolamento casalingo; ma dopo giusto qualche giorno. Qualche giorno è quanto basta per farci sentire gli eroi del dopo bomba e andare a gridare il nostro orgoglio dai balconi. Va bene, per carità.

A retorica altra retorica, ma più emotiva: un grande classico.

Ed ecco la poesia d’occasione dei meditabondi profeti del pane fatto in casa, che ha per morale, alla fin fine, la tirata d’orecchie a mezzo social, del tipo: …visto, ve lo avevo detto, stronzi, che dovevate star un più fermi, siete stati tutti molto cattivi.

Andavamo troppo forte e ci dovevamo fermare? Veramente io non volevo, con i miei limiti ne avrei fatto volentieri a meno. Sono umano. Certo, mi adeguo. Ma non avevo nessuna voglia di fermarmi e a quanto pare, nemmeno chi scrive le poesie per redarguirci e ricordarci di morire, e credo nemmeno quelli dentro a quelle bare o i loro cari.

Forse.

Ma ecco la retorica del castigo, quanto ci piace, dritta dal cattolicesimo giudicante radicato nel midollo del nostro pensiero, qualsiasi esso sia; quella del “…ce lo siamo meritato” e del “…ve lo siete meritato”. Quella del malevolo nemico interno. Certo.

Propongo un viaggio nel tempo.

Penso alla peste del Trecento durata un secolo in Europa e a quella del Seicento, un po’ più breve. Penso alle dominazioni brutali che nella nostra storia, su questo stesso suolo, vanno e vengono per secoli e che prima o poi, se nasci nella storia, almeno una te la becchi.

Penso alle nostre campagne degli anni Cinquanta del Novecento, dove si crepava di parto o per un qualche brutto male, ma va bene: vai a stare dal Signore. Penso al tempo toccato in sorte a mio nonno, quando scoppiò la prima Grande Guerra e ogni diciottenne analfabeta d’Italia andò a portare il petto a una mitragliatrice austroungarica, in una trincea piena di merda, e dall’altra parte idem, senza possibilità di scelta o scampo.

Penso alla seconda Grande Guerra, quella che riportò in divisa il nonno e costrinse in casa i miei genitori ragazzini al buio, al coprifuoco, donne bambini, fratelli cugini parenti, vicini, anziani, tutti in una stanza gelida o rannicchiati notti intere giù in cantina. Perché? Solo perché abbiamo dichiarato guerra? Sotto le bombe degli inglesi, rei di aver subito bombardamenti identici per primi, da parte dei nostri alleati; gli stessi tedeschi prima nemici della nazione, ora stretti in un patto d’acciaio, nel volgere di un ventennio. Ma il nostro leader a quel tempo era un genio, non sbagliava mai.

Penso alle leggi razziali proclamate dall’oggi al domani in tutta Italia prima del conflitto, dal grande statista che ha fatto tante cose buone, tra cui questa, per compiacere un alleato calpestando i propri stessi principi e le proprie stesse parole. Benito Mussolini si era fino ad allora dichiarato anti razzista: “il razzismo è roba di biondi”, disse al giovanissimo Indro Montanelli, che seppure uomo di destra ne trascrisse e tramandò la falsità (*).

Hitler è un pazzo, pare fosse l’opinione del Duce. Ma siccome adesso vince, salteremo sul suo carro. Circa SEICENTO-MILA italiani moriranno, convinti o no che fosse giusto. E Benito Mussolini lo si osanna ancora oggi per averci visto lungo. Era proprio fotogenico.

Oggi non ci trattiene tutti a casa un bombardamento o una legge dello Stato che ha deciso che noi apparteniamo ad una razza sub-umana e quindi siamo esclusi per regio decreto dal lavoro, e i nostri figli dalla scuola, i nostri anziani dalla cura e tutti noi dai diritti elementari; e che quindi saremo trasportati su carri bestiame, come è giusto e normale che sia, in qualche luogo di smaltimento per risolvere definitivamente il problema alla radice: e la radice del problema siamo noi.

No. Non va così.

Guardando la storia, per ora, ci va di culo anche ‘sta volta.Sarebbe bene esserne coscienti, per non sentirsi troppo eroi della domenica.

Ci viene richiesto di rispettare alcune regole. Non sia mai! Di starcene comodamente o un po’ scomodamente a casa. Ma per fortuna niente bombe, persecuzioni, fucilazioni sommarie in base all’ispirazione del momento. Per fortuna no.

È un virus, un brutto male cui abbiamo dato un nome, una forza di natura micidiale eppure infinitesimale, invisibile. Natura che, come sempre accade, minuscola o enorme, nominata o innominata, divinizzata o maledetta, ci minaccia, ci assale e come sempre vince, senza farlo apposta, senza intenzione, vince a mani basse dalla notte dei tempi al secolo scorso.

Poi l’uomo ha inventato la scienza, tanto vituperata da chi ce l’ha e ne gode i benefici. Non che vada idolatrata. Una cosa buona non ne esclude per forza un’altra. Ma almeno la partita ogni tanto si pareggia. Adesso stiamo solo giocando una partita nuova. La scienza è il nostro bomber.

Pensateci quando tornerete a sputarci sopra per sentirvi migliori in seno ad una natura che non vi appartiene. Quando preferirete l’ignoranza alla competenza in una qualsiasi mansione.

Chi vorreste incontrare quando arrivate all’ospedale: il parrucchiere, l’idraulico, il notaio, l’imbianchino, l’assicuratore, il macellaio, il fotografo, l’agricoltore, il musicista?

Se c’è qualcuno che può sentirsi eroico adesso, sta facendo un turno nella corsia di un ospedale proprio in questo preciso momento.

E se glielo chiedi ti diranno tutti no, non lo siamo: facciamo il nostro lavoro.

Io faccio il tifo per loro, chiunque siano, comunque la pensino. Umanità che combatte per il fratello che ha di fianco, senza altro motivo, in qualsasi situazione. E per quanto quella stessa umanità mi risulti a volte incomprensibile, stupida, odiosa, anche ostile, è pur sempre mia: ne faccio parte. Non posso essere diversamente. Sono umano, sono uno stronzo, come no.

Ma ho messo al mondo un figlio e non avevo idea di come si nasce davvero innocenti e felici.

Faccio il tifo per mio figlio, per tutti i suoi piccoli amici, per tutte le loro famiglie, per tutti quelli che conosco, per tutti quelli che non conosco; e pensa un po’ che sforzo, lo faccio comodamente da casa, parlando di letteratura, suonando, aprendo una bottiglia di vino, disquisendone in diretta Facebook, mentre mi si rompe il tappo e però non mi scoraggio, lo caccio giù con la matita… Pensa che eroe!

Esiste un modo di mettere forza nelle cose che non passa per lo sfoggio plateale dei buoni sentimenti.

Senza attribuire colpe ad altri, sentendosi responsabili delle proprie scelte e delle proprie azioni. In un tempo lontanissimo credetti di far parte del mondo dei buoni, gli incolpevoli che avrebbero cambiato il mondo essendo di certo dalla parte del giusto. Mi sbagliavo.

Oggi per me è giusta qualsiasi parte faccia bene ciò che le compete fino in fondo. Ringrazio chi lo fa semplicemente come se fosse l’unica cosa da fare. 

Oggi mi accontento di essere un umano, uno che magari sbaglia e rompe un tappo, ma versa nel bicchiere un grande vino.

In un paese meraviglioso, vedremo sempre tutto e il contrario di tutto, nel giro di poco.


(*) “Un giorno fui convocato a Palazzo Venezia, era il 1932 e avevo 23 anni, perché il duce voleva vedermi. Ero emozionatissimo, entrai e mi misi sull’attenti, e il duce che faceva finta di scrivere mi lasciò lì per un quarto d’ora e alla fine mi disse: “Ho letto il vostro articolo sul razzismo (avevo scritto un articolo contro il razzismo). Bravo, vi elogio. Il razzismo è roba da biondi (non si era accorto che ero biondo), continuate così. Sei anni dopo fece le leggi razziali. Perché questo era Mussolini, diceva una cosa e ne faceva un’altra, secondo il vento del momento. Non creava il vento, vi si accodava da buon italiano.” (Indro Montanelli).


#StayON Raccolta fondi per l’Ospedale Sacco, qui: https://bit.ly/3d3HUrH

 

Per chi volesse concedersi un altro momento di relax apocalittico, sorseggiando un  vino d’annata o una bevanda colorata, consiglio questo brano rilassante e sbarazzino: “HAPPY1942”, Apocalypse Lounge, LP/digital 2019, Tannen Records.

 

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