Una montagna di neve.

Conobbi Tito Balestra grazie a Francesca Amati dei Comaneci, incuriosito dal titolo della raccolta le chiesi chi fosse l’autore.

Un paio di anni dopo incisi questa canzone con i Bachi Da Pietra, che finì su FESTIVALBUG, un EP di materiale bacato più pop rispetto a “QUINTALE” (2013).

Non mi era ancora passato per la mente di produrre roba a mio nome: questo rap (out of the box) avrebbe potuto essere il primo pezzo, già forse più SUCCI che BACHI, degno antesignano di REMO o BUKOWSKI.

Per farla breve: anche grazie a questa semina di sei anni fa, avrò l’onore di presentare il mio nuovo reading dedicato a TITO BALESTRA nel quarantennale dell’uscita di quel libro, il 25 LUGLIO 2019 al Castello di Longiano, presso la Fondazione Tito Balestra Onlus.

“SE HAI UNA MONTAGNA DI NEVE TIENILA ALL’OMBRA”.
TITO BALESTRA (G. Succi) da FESTIVALBUG, Bachi Da Pietra (EP, Corpoc 2013).

Ad Antibes, in un caffè del porto, Ad Antibes…
Ad Antibes, in un caffè del porto sotto un sole precoce di aprile, con la coppia del tavolo accanto conosciuta per caso commentando il menu. Lei pare Lina, anche lei di Torino, scappata alle nebbie di un quadro che si è sempre dipinta a quel modo, fa l’architetto, resta l’accento, ride da triste, non tornerà più.

Lui tutto l’anno abbronzato, rizzato il colletto alla polo, romagnolo spumoso targato Forlì, lo sguardo murato da occhiali sportivi non è dato vederlo, diresti ch’è sceso da una barca di quelle e infatti è così.

Ad Antibes, in un caffè del porto, Ad Antibes…

Clima gradevole, non so bene come nel più e nel meno ci spunta Pavese, parlando con lei di qualcosa in comune tra colline diaboliche e mari del sud. Mi sfugge di bocca di certe teorie su quel ch’è lontano, posti dove non stare per poterli sentire di più.

Qui lui la butta in caciara strappar la risata, “che forse Pavese è così che pensava che certi posti se li poteva permettere mica!” ah ah funzionae ridiamo, italiani in gita, all’ombra languida di un chissenefrega e va giù… Rido io ride , ride lei, ridi tu. Rido io ride , ride lei, ridi tu.

Ma in cresta al successo la spara più alta, “che poi ‘sto sabato del villaggio dai, due coglioni!…” E stavolta l’accuso signori, rimetto gli occhi nella mia tazza e sfumo in un già.

Be’ ne sa quanto ne so io di calcio. Ma se davo a Murigno un goal di Ronaldo quello mi saltava negli occhi mi sa. Ma poi si blatera d’altro, sorseggiando il fondo, si paga e si va.

Ad Antibes, in un caffè del porto, Ad Antibes…

Che poi sì, Il sabato del villaggio può pure averlo scritto Pavese un bel giorno di sole sul bar del porto con buona pace del mondo e mettici pure che ha rotto i coglioni e non se ne può più. Ok ma magari tu parla di nautica che sono curioso e io giuro ti risparmio Pavese e le mie stronzate me le tengo per me.

Meno menoso anzi una tomba, come quel tuo conterraneo che non sai di avere, (sfigato anche lui ai tuoi occhi mai visti) ricorda: una montagna di neve, tienila all’ombra.

una montagna di neve locandina longiano

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