Balene per me.

L’estate 2018 è cominciata, è ufficiale, l’ha detto la tele. I tormentoni son già tutti fuori. Che belli. Ecco il mio, ti piace? Te lo racconto o anche no? – Vai! – Dunque ci son ‘ste tipe in bikini che leccano cornetti… – Ma quella era Remo! – Ah già, mi son confuso. No, questa volta qui si parla di cose di un certo peso. – Tipo? – Cetacei. Grossi cetacei.

Il tormentone.

L’estate è il tempo (il tempio) dei cliché. Cliché che sembrano eterni, come eterna mi pareva la stagione da pischello. Da un bel po’ invece penso all’estate e mi chiedo se non sia il caso di chiamare “Chi L’ha Visto”.

Stessa spiaggia stesso mare.

Me la ricordo, certo, ma non la ritrovo più. Eppure c’è, esiste per certo, è ovvio, è scientifico; come le balene ad esempio. Eppure ho campato fino adesso e le balene – se ci penso – chi cazzo le ha viste mai. Ti risulta?

Il singolone.

E così, dai, ci ho fatto un pezzone. In un universo parallelo forse – non so se meglio o peggio, o solo mio – potrebbe esistere un’estate segnata per qualcuno da ‘sto pezzo. La mia canzone dell’estate. La stagione è sempre quella, chi cambia sei tu.

Il pezzo dell’estate.

Quell’immensa parentesi immaginaria di libertà e scoperte, poco alla volta si restringe e ci ritrovi dentro solo cicche e le cartacce dei cornetti. Stagione cantata da tutti, carica di sogni e di mistero, di grandi aspettative fantastiche…

Mostruoso.

Poi un bel giorno ti svegli nei tuoi panni e l’estate è una seccatura come un’altra, un modulo prestampato a pagamento. E mentre pensi ancora a come fartela passare, perculato da un tormentone, se n’è già andata a quel paese e buonanotte ai suonatori.

Non si è mai visto.

Ma cosa rincorrevano gli avventurieri, i balenieri, i sognatori e i ragazzini che siam stati, se non un corpo a corpo con il Grande Senso, incarnato in qualche cosa di mostruoso, sconosciuto ed immenso che arriva col botto e ti porta via.

Gettinatissimo.

E poi invece il tuo tempo passa, il senso latita, l’avventura è finta, il biglietto costa, l’oceano è una rotonda e la balena io l’ho vista fossile (ad Asti), gonfiabile o illustrata.

Sparalo a palla.

Lo troverai nei juke-box contemporanei, spero sarà gettonatissimo. Il singolo esce per La Tempesta Dischi su tutte le piattaforme digitali e su La Barberia Records in VINILE 7” in edizione limitata. Non perderlo, è qui in pre-order.

BALENE PER ME (Giovanni Succi)

Quella era un’estate estate, quando era infinita.
Quella era un’estate estate, quando era una vita.
Quella era un’estate estate, quando era infinita.
Quella era un’estate estate, che se c’è tutta l’estate e non se ne vede la fine…
Ho così tanto di quel tempo da morire.

Ora è il lampo di un cerino nella notte, non esiste.
Come le balene per me che non le ho mai viste, tranne finte.
E sto navigando cieco, senza stelle fisse.
Nel mio mare amaro ma non sono manco triste.

Nel mio mare amaro… Uh uh…
Era un bel salto trasognato in un bel buio traforato di lucciole e lucine.
Era il mistero delle correnti fredde che sbanfano le muffe su dalle cantine.
Eran pomeriggi immensi a spartire netti i nostri chiaroscuri…
e a scolpire smorfie chiuse in faccia alle bambine che saluti…

Quella era un’estate estate, quando era infinita.
Quella era un’estate estate, quando era una vita. Sì.
Ora che ne è. Che ne è, che ne è..

Dell’estate piena nel mio bicchiere, delle balene nel mio mare ma vere, che ne è…
Dell’estate piena nel mio bicchiere, delle balene nel mio mare ma vere…
Sai che c’è, parte un bel flashback.

Chiudono i cancelli alle scuole mandano al rallentatore mesi su quei calendari appesi giù nelle cucine odorose, hanno nomi giganti che sembrano anni: giugno, luglio, agosto e settembre, epoche pachidermiche lente ed intense… Che ne è.  Dell’estate per me.

Dell’estate piena nel mio bicchiere, delle balene nel mio mare ma vere, che ne è…
Dell’estate piena nel mio bicchiere, delle balene nel mio mare ma vere…
Che non le ho mai viste, tranne finte.
Nel mio mare amaro ma non sono manco triste.

Vieni a farti un giro nel mio mare amaro,
come aperitivo abbiamo un uragano e del rosé…
Ok, balene per me.

CREDITI

Parole e Musica Giovanni Succi
Arrangiato e prodotto da Ivan A. Rossi

Registrato e mixato da Ivan A. Rossi al Greenfog Studio (GE) e all’8brr.rec Studio (MI). Grazie speciale al Greenfog studio per le riprese su nastro.

Giovanni Succi: basso, voce
Tristan Martinelli: piano, wurlitzer, percussioni, claps, cori
Giovanni Stimamiglio: batteria e percussioni, claps, cori
Ivan A. Rossi: samples, sintetizzatori, string machine

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