Giro con ghiaccio 2018.

L’Amaro Succi mi accompagna ormai ad ogni concerto, ed è per me un piacere e un privilegio poterlo condividere con il mio pubblico. Piacere e privilegio gentilmente offerti da Erba Volant, ossia Sergio Foglino e Lorenzo Perego. Se posso offrirvene un assaggio ogni sera non è per bontà mia, è per bontà loro. (www.erbavolant.it)

Sergio Foglino e Lorenzo Perego (Erba Volant).
Sergio Foglino e Lorenzo Perego (Erba Volant) – http://www.erbavolant.it

Buono!!! …Ma lo fai tu?!

No ahimè, non sono io a produrlo e a commercializzarlo (me lo chiedete in molti, la risposta è sempre questa). Io scrivo canzoni, me le canto e me le suono. È grazie ad Erba Volant se l’Amaro Succi è tornato ad essere una realtà dal settembre 2017, dopo una breve parentesi di circa 70 anni. Quindi possiamo trovarlo? Sì, ora è in distribuzione, tutte le info qui: www.erbavolant.it

Com’è successo?

Più o meno fantasiosamente, io raccontai la storia dell’Amaro Succi circa un anno fa su questo blog. Sergio e Lorenzo (professionisti del settore saggi e folli al punto giusto) mi proposero di darle una prospettiva reale, ritenendo buona l’idea, il nome e l’unicità della storia. Caso volle che ne avessero anche già sentita leggenda dalle mie cugine Sabrina e Margherita Succi… Nizza Monferrato è un buco, ci si conosce e se vai a scavare siam mezzi parenti.

Cardo Gobbo di Nizza Monferrato.

Ci incontrammo tipo riunione di famiglia e fu sintonia piena. La formula era semplice, in teoria: prodotti locali e zero dolciastro. Ma tra teoria e pratica la distanza è pari a quella che separa la terra dalla luna. E a proposito di terra e famiglia, il cardo, gobbo o storto, o spadone ricurvo, è della famiglia dei carciofi (come noi, del resto) e in natura sarebbe dritto… Ma non esiste un approccio piemontese al mondo che non sia almeno contorto.

Prendi un ortaggio, trattalo male.

Infatti siamo noi, da queste parti, a piegarlo ricacciandolo sotto terra, sotto la sabbia del Belbo (anche dalle alluvioni si impara qualcosa), per nasconderlo dalla luce e farlo diventare più pallido e – se possibile – ancora più amaro.

Poi lo affogheremo a suo tempo nella bagna cauda, il nostro piatto tipico a base di olio, aglio e acciughe; dalla notte dei tempi non avendo il mare, ci ammazziamo di acciughe. Non produciamo manco l’olio, solo l’aglio. (Quindi senza Liguria niente bagna cauda). Ma non esiste un approccio piemontese al mondo che non sia almeno complesso. Siamo fatti così.

(Per me il massimo sarebbe stato infilare nell’Amaro pure le acciughe).

(No, l’aglio no).

Si! Può! Fare!!

Dopo mesi di alambicchi e sperimentazioni Sergio Foglino e Lorenzo Perego hanno riportato a nuova vita (e che bomba) un prodotto che era puramente virtuale nei nostri ricordi di famiglia; i F.lli Succi smisero di produrlo definitivamente almeno vent’anni prima che io nascessi, quindi ovviamente non l’avevo mai assaggiato, era solo un’idea; un mito di famiglia, una sorta di blasone perduto, un diploma dell’Ottocento, una filigrana che da un passato remoto di bisnonni, arrivava fino ai nostri padri, al primo dopoguerra, e sembrava finita lì.

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Diploma Circolo Enofilo Italiano, Roma 1896, Amaro Succi.

Che storia.

Così, per tutti questi motivi ancestrali, molto tempo prima che si avverasse questa storia, decisi di farne una metafora e di intitolare “Con ghiaccio” il mio primo album di inediti a nome Succi. Alludevo a un approccio più easy ad una mia sostanza amara (dicono), ma eventualmente allungabile, bevibile fresca.

– In questo caso il ghiaccio ce lo ha messo Ivan Antonio Rossi (già con Baustelle, Giovanni Truppi, Virginia Miller ecc.) che ha prodotto l’album con un approccio senza dubbio più Pop di quanto non fosse mai accaduto in passato…

Ma quando a febbraio 2017 promettevo “assaggerete”, intendevo la musica, mica il liquore! E poi, caso volle, che grazie ad Erba Volant – da lì a qualche mese – su quel ghiaccio avrei potuto versarci l’Amaro Succi per davvero. Con grande soddisfazione.

(Questione privata. Per chi avesse letto quel post, l’epilogo è – ovviamente – dal retrogusto amaro. E cioè no, padre mio che ti chiamavi Pio, nemmeno ‘sta volta, nemmeno resuscitando l’Amaro… È tutto pari a prima. Però si beve bene, questo sì).

Te la racconto.

Sicché. Molti a fine concerto mi chiedono tutta la storia; averla racchiusa in poche righe non mi toglierà il piacere di raccontarvela ancora. Eccola, la riporto qui sotto in bella forma.

A proposito: la prossima occasione? Milano, il 14 marzo, Campo Teatrale alle 21:30. Che te ne fai di un mercoledì sera? Ti aspetto e se vuoi te la racconterò ancora. E ci facciamo un amaro grazie a Erba Volant.

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Giuseppe Succi e Pio Succi, cugini fraterni di tutta una vita, avevano meno di vent’anni quando l’alluvione del 1948 (né la prima né l’ultima) sommerse Nizza Monferrato da cima a fondo.

Gli alambicchi della premiata ditta F.lli Succi in via Gioberti, che fecero la fortuna dei nonni, furono da allora e per sempre dei rottami, ma non se ne liberarono mai. Un bel giorno, dicevano, sarebbero tornati a fare l’Amaro.

Vissero fino all’alba del nuovo millennio ma quel giorno non arrivò. La ricetta era lì, tramandata a carboncino sul retro di una porta. Quando negli anni Sessanta la ditta si trasferì in via Mario Tacca (fuori dal centro di Nizza Monferrato), non trascrissero la ricetta: traslocarono i rottami e la porta.

Rimaneva ancora un diploma, affisso in ufficio, datato Roma, 1896: all’Amaro Succi, Esposizione Enofila Italiana, Menzione d’Onore. Prima attestazione ufficiale di un prodotto già distribuito da tempo con i mezzi dell’epoca.

Nel 2017 questa storia incontra la sana follia creativa di Sergio Foglino e Lorenzo Perego (Erba Volant), che hanno ridato sostanza liquorosa e sensoriale ai nostri ricordi di famiglia, ispirandosi a quell’infuso ancestrale, a base di erbe balsamiche e Cardo Gobbo di Nizza Monferrato.

Ora il prodotto è sul mercato, richiedetelo al vostro barista di fiducia.

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Per informazioni e dettagli sulla distribuzione dell’Amaro Succi: www.erbavolant.it

 

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