Ammazzacaffè.

Da sinistra a destra: Giovanni Stimamiglio, Tristan Martinelli, Amaro Succi, Giovanni Succi, Andrea Leonardi. Mishima, Terni, dicembre 2017

Fine col botto: spiattello tutto. Ecco un bello scambio di un paio di mesi fa con Francesco Casuscelli di DISTOPIC.IT, qui in versione integrale. Buon 2018 cupo e nichilista a tutti e svariati esclamativi.

1) Togliamoci subito il dente, in “Bukowski” di chi parli? Ci dai qualche indizio in più?

Spiattello tutto: parlo di me.

2) Il disco è vario dal punto di vista musicale, ma ben sintetizza tutte le sfumature sonore che ti piacciono: dal metal alle ballate, dalla narrazione cinica alla Conte, al rock. Ha stupito la tua voglia di confrontarti con il rap. La title track com’è nata? E pensi resterà un episodio isolato oppure in futuro potrebbe anche arrivare un “Succi con rap”?

Mi piace, mi diverte, è uno strumento duttile, molto efficace alla narrazione ritmica. Si chiama parola in versi e pare sia un po’ vecchiotta come trovata, ma facciamo pure finta che sia una novità.

Grazie al rap torna vivo e vegeto l’italiano contemporaneo, finalmente svecchiato anche al livello mainstream della popular-song e questo mi sembra molto positivo.

La title-track è nata cercando di condensare un’esistenza in versi brevissimi, che presi a due a due sono un blues, messi in fila fanno un rap (non esistono compartimenti stagni, come vedi) e già che c’ero l’ho usato anche per tiramela un po’, come impone il cliché del genere…

Uso il rap come mi pare, quando mi serve, è una freccia al mio arco. Ti dirò, sono felice che ‘sta freccia sia arrivata finalmente a segno. Perché a dirla tutta Succi con rap è già partito da un pezzo, solo che magari essendo invischiato nell’humus morboso dei Bachi Da Pietra passa un po’ inosservato.

Suggerimenti? …Primavera Del Sangue, Aprile D.C., 2:40, Verme, Prostituisciti, Casa di legno, Non io, Lunedì, Servo, Mestiere che paghi per fare, I suoi brillanti anni Ottanta, Seme nero, Lui verrà, Fosforo bianco democratico, Per la scala del solaio, Strada verso incisa, Pietra della gogna, Bignami, Niente come la pelle, Pietra per pane, Enigma, Fessura, Sangue, Io lo vuole, Baratto@bachidapietra.com, Tito Balestra, Baratto resoconto esatto, Black metal il mio folk, Slayer & the family Stone, Apocalinsect, Virus del male, Sepolta viva, Habemus baco…

Riascoltateli in questa chiave, al netto di stereotipi e schematismi.

3) Le tue liriche esprimono spesso, anche in questo lavoro, una visione del mondo cupa, finanche nichilista. Esclusa la musica che evidentemente è una… croce che ti piace portare, per cos’altro ha senso sbattersi veramente? Soldi? Fica? Qualche fans in più?

Ho l’impressione che cupo e nichilista sia ormai tutto ciò che non sta esattamente “sotto il sole sotto il sole di Riccione di Riccione” (gran pezzo, tra l’altro, niente da dire). Faccio questo effetto? Peccato. A me pare di essere un semplice osservatore disincantato del mondo: si potrebbe chiamare realismo. Non dico niente che non abbia osservato in atto… De-scrivo. Oggetti, soggetti, situazioni.

Detto ciò, ha senso sbattersi per quello che ti fa sentire vivo. Non è detto che la cosa che ti fa sentire vivo porti soldi, fica e fan. Anzi, magari porta enormi rotture di cazzo. Ma ti fa sentire vivo. Oppure crepa comodamente.

4) Il disco si apre con “Artista di nicchia”, che tu hai descritto così: “…va detto che ormai se non riempi uno stadio o un palazzetto è quasi fisso che tu sia detto un po’ di nicchia in ogni caso. Quindi alla fine, un po’ di nicchia non la si nega più a nessuno”. Mi aiuti a capire cos’è – dal tuo punto di vista – il successo per un artista? Riempire un palazzetto non dovrebbe essere l’obiettivo di chiunque faccia musica? Cioè portare la propria musica al maggior pubblico possibile?

Certo che lo è, non sostengo mica il contrario. Chi non vorrebbe suonare in uno stadio per qualche milione di euro, dimmelo tu. Ovvio che non ci arriverò mai, perché difficilmente quel che faccio piacerà a uno stadio di gente. Ma questo sono io, mica un altro. Esiste l’Amaro Succi, mica la bevanda Succi effervescente al gusto di caramella.

Che ti devo spiegare, a me sembra di essere un artista di successo dal momento che mi sono sempre permesso il lusso di fare esattamente quel che mi pare e piace, non ho scheletri nell’armadio e qualche volta ci arrivo pure liscio alla fine del mese (quasi).

Se per il resto del mondo quel che faccio si chiama “nicchia”, ok. Sono un artista di nicchia. Ma che nicchia.

5) Tu che le hai provate entrambe, mi dici quale dimensione oggi ti attrae di più? Quella in solitaria o quella all’interno di un gruppo? Insomma, che futuro vedi per Succi?

Premesso che non ho nessun problema a sentirmi solo ovunque, pare che il destino trasformi in paradosso tutto ciò che tocco: nel gruppo (cioè Bachi Da Pietra, con Bruno Dorella) siamo in due; nel solitario siamo in tre (con Tristan Martinelli e Giovanni Stimamiglio).

Devo ammettere che il trio mi regala – dopo così tanti anni di duo – la sensazione fantastica di poter staccare le mani dalla chitarra, quindi per ora me la godo. Succi non è un diversivo stagionale, il patto col diavolo funziona, mi passa pezzi abbastanza buoni per entrambi i progetti, per ora. Ha promesso, non so se fidarmi, vedremo.

6) Questo autunno sul nostro portale inaugureremo una rubrica dal titolo “1984” in onore all’opera di George Orwell. Tu come te lo immagini il futuro? Cioè, dovessi risvegliarti fra 30 anni, cosa ti immagini di avere attorno a te, attorno al tuo letto, fuori e dentro la tua casa? Saremo ancora più interconnessi oppure torneremo a un livello di comunicazione più diretto? Insomma, come te lo immagini il 2047? Migliore? Peggiore del 2017?

Fra trent’anni anni ne avrei quasi ottantanove e sarò – o starò per essere – cibo per vermi. Il mondo ripete continuamente tutto: dai un’occhiata alla storia e tanti auguri. Cupo? Nichilista? Realista.

Intervista di Francesco Casuscelli per Distopic.it
http://www.distopic.it/giovanni-succi-intervista2017-2/

 

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