Overkill.

Arezzo Wave, 15 luglio 2005, terzo concerto dei Bachi Da Pietra, cominciava l’amaro tour del nostro primo album (Tornare Nella Terra, Wallace Rec./Audioglobe), eppure ero a mille.

La prima copertina di un mensile musicale a maggio (prima e ultima) e ora un grande festival dove non avrei mai messo piede prima. Infatti eravamo lì come gruppo selezionato da BlowUp, non per altro, va detto. Ma insomma sembravamo ben lanciati (poveri illusi).

In realtà ero in fibrillazione da un mese per un altro motivo esaltante: allo stesso festival suonavano i Motörhead – non ci potevo credere. Avevo proposto a Bruno Dorella di portare ad Arezzo per l’occasione una cover di Overkill, suonata ovviamente alla nostra maniera di allora. Immaginavo poi di incrociare Lemmy in persona, in qualche backstage…

Non accadde. Ricoverarono Lemmy per disidratazione quel giorno stesso e saltò il concerto. Ma sul palco secondario, alle tre del pomeriggio, noi non lo sapevamo ancora e suonammo Overkill come un trip-hop-blues elettrico in punta di zampe, come commosso tributo d’insetti e la segreta speranza che Lemmy nei paraggi potesse sentirla e magari apprezzare… Quanta ingenuità residua può suscitare una speranza senza sale.

Parentesi. La canzone fu applaudita. Solo chi la riconobbe capì tutto di noi. Incontrai tempo dopo qualcuno tra il pubblico che la ricordava come un evento, fu un piacere reciproco immenso.

15 luglio 2005. Quella fu la mia prima e ultima occasione mancata di incrociare Lemmy nello spazio e nel tempo.

Moltissimi anni prima, nel 1981 o giù di lì, lo incontrò un mio amico in un pub di Londra e si fece fare un autografo per me. Scrisse “To Bebbe, Lemmy” su un brandello di carta a quadretti  strappata dal quaderno di uno studentello (…chissà se ce l’ho ancora dopo trentacinque anni). Era già un mio mito allora, quando ne avevo dodici e lui circa trentasei. Ieri è morto a settanta, killed by death.

Non ho mai né incontrato né visto Lemmy di persona in vita mia, nemmeno in concerto, nemmeno da lontano. Volevo farlo quest’anno. Oggi ne sono certo: non accadrà mai.

Eppure.

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