NECROIDE CONFIDENTIAL.

Una scusa vale l’altra e così dopo “HABEMUS BACO”, Ep sfornato a maggio, i BACHI DA PIETRA stanno per assestare un altro duro colpo al 2015, decimo anniversario della formazione, con un nuovo album: “NECROIDE”, in uscita a settembre. Ma questo la maggior parte di voi quattro forse lo sa già. Aggiungo allora  qui qualcosa di più confidenziale per colmare la latitanza estiva, senza svelare sorprese sui contenuti del nuovo album che ciascuno – se vorrà – scoprirà da sé.

Bruno Dorella e la pesca d’altura.

Festeggiare il decennale di un gruppo sperimentale (autoironia, ndr) con un bel salto mortale, un esercizio suicida che andasse a sfrondare quanto di pomposo è connaturato a una ricorrenza. Cosa c’è di più avventuroso del rischiare il tutto per tutto e uscirsene con un disco apertamente devoto al Metal della nostra prima adolescenza. Doppio salto mortale: …contaminato di Black Music, intesa in vario modo. Con la sola scusa che nei nostri DNA tutti quegli elementi convivono, per quanto antitetici in apparenza. Bella sfida. Bruno Dorella ci si è buttato a pesce, in un paio d’anni ho scritto musica e testi e ci siamo divertiti un casino a suonarli – credo si sentirà.

Concerto per ictus e infarto.

La formula è la stessa dal 2005 raga: sono canzoni, testi in italiano, suonate con due strumenti, una chitarra e due tamburi. Quel che senti sul disco lo senti dal vivo e sul palco saremo in due. Se un tempo il vociare umano poteva soverchiare i suoni degli insetti, i Bachi hanno lentamente sviluppato una superiorità di volume schiacciante da un certo punto in poi – ma questo lo sai. Con “NECROIDE” siamo a livello smodato e sarà un’ecatombe – che ovviamente ci si ritorcerà contro: portare questa roba dal vivo sarà una fantastica fatica mortale.

Tutto un trucco.

Siamo ancora vivi però. E forse non ancora suonati del tutto. Non siamo passati da “TORNA NELLA TERRA” a “NECROIDE” nel giro di un paio di stagioni, ma attraverso sei album e tre Ep in dieci anni. Siamo materiale organico nel tempo. Non siamo un bel fossile in una teca, da ritrovare uguale vent’anni dopo, rispolverando il vetro. Non siamo la testa di un’alce imbalsamata sul camino. Non siamo un altarino in serramento d’alluminio con pupazzo divino all’interno. Procediamo anche in relazione all’ambiente, ma fedeli a noi stessi a i nostri gusti. Mai rinnegato niente.

Si. Può. Fare.

Frankenstein in questa cornice non stona. Se ti va di aggrapparti come una cozza ad un nostro arto precedente, o di ripercorrere la mutazione dall’inizio, o a ritroso attraverso la nostra discografia, fai pure. Se non ti frega niente di noi dinosauri e ti va di goderti il nostro suicidio odierno, vieni al concerto. Qualsiasi cosa ti vada di fare con noi, si può fare. Anche cambiare canale ovviamente – come darti torto. Quanto a noi, siamo e saremo liberi almeno altrettanto. Mutare, contaminare, abbassarsi, rischiare… Sono cose che un insetto può fare.

A testa bassa.

Per un gruppo di due ultra quarantenni italiani con la nostra storia, sfruttare come background d’autore un genere umile, condiviso e popolare (…quel che per gli anni Sessanta fu il Folk?), bistrattato, sputtanato e spesso rinnegato come il Metal oggi – morto per molti, irrigidito nei suoi stereotipi – significa ancora tornare nella terra: ripartire da zero.

Dal punto più basso, più sporco e lontano.
(Habemus Baco)

Così come promesso. Alla fine non siamo poi tanto diversi dall’inizio.
A presto dal vivo e, nel frattempo, l’aperitivo: Black Metal il mio Folk che apre le danze di “NECROIDE”. Buon divertimento!

P.S. Le deliranti brame futuristiche di Amiamo la guerra, fine di “HABEMUS BACO” (quelle di un tizio che moriva dalla voglia – ma solo dalla voglia – di devastazione), sono proprio le movenze del finale di Black Metal il mio Folk, che è l’inizio di “NECROIDE”. Serpenti che si mordono la coda a-go-go. Inizio e fine sono sempre la stessa cosa.

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4 thoughts on “NECROIDE CONFIDENTIAL.”

  1. Avete mai pensato di aggiungere alla band un bassista?
    Siete partiti con il primo album che era “blues?” e per il genere ii due strumenti erano più che sufficienti per il vostro “approccio minimale?/stile?”. Ora che fate metal direi che aggiungere un basso sarebbe comunque in linea con il il vostro già citato “approccio minimale?”. Magari Favero.

    Nota: ho virgolettato e aggiunto punti di domanda perché in effetti sono mie interpretazioni rispetto a genere e approccio/stile, magari voi volevate fare suonare tutt’altro ma io ho interpretato così…
    Ah, dimenticavo di ringraziarvi per tutta la musica che avete fatto e che mi ha aiutato 😊😊 Grazie!

  2. “Necroide” è un lavoro che, da blackster quale (in parte) sono, sto apprezzando davvero molto. Ne condivido lo spirito e, a livello personale, la storia…

    Hai presente il vecchio Robert Johnson: «Devo correre, il blues viene giù come grandine. La luce del giorno continua a tormentarmi… c’è un segugio infernale sulle mie tracce»? Se sostituisci blues con black si crea un interessante continuità fra passato e presente, dei generi in questione e, forse, anche dei Bachi…

    Un saluto da Alekos.

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