“LAMPI PER MACACHI” 12/12/14

Una bici non si ama
si lubrifica, si modifica

(Paolo Conte, Velocità silenziosa, 2008)

Basterebbero questi due versi a motivare il mio operato e l’approccio al progetto. La scrittura di Paolo Conte ha questa straordinaria capacità di sintesi e il mio è un omaggio aperto alla sua scrittura. L’unico cantautore italiano che io abbia ascoltato dall’infanzia ad oggi, al quale senta di dovere molto.

Eppure apparteniamo a generazioni così distanti nel tempo e nei linguaggi. Ciò che per lui fu il Jazz clandestino fino agli anni Quaranta, fu per me l’Heavy Metal pre-mainstream dei primi anni Ottanta. Ascoltando le rispettive produzioni questa distanza emerge forte e chiara. Eppure la mia devozione contiana agisce (come altre) sulla mia produzione musicale completamente fuori contesto.

Paolo Conte è per me un vero maestro di stile. Non nel senso che il suo stile musicale debba diventare il mio. Anzi, tradire il maestro è l’unico modo per sperare di rendere un buon servizio al suo insegnamento. Avendo ben presente le diverse accezioni del verbo tradire: tradurre, portare altrove, cambiare, tramandare. Ho messo in pratica la lezione di quei due versi: non si blatera di sentimenti, si prende l’oggetto dell’amore e, se il sentimento è reale, lo si cura, lo si trasforma.

Paolo Conte per un pubblico diverso dal suo.

Ogni canzone di Conte che io abbia maneggiato ne è uscita trasfigurata e al netto del Jazz; non poteva essere diversamente, non essendo il Jazz la mia lingua madre. La prima occasione pubblica mi fu fornita dal Kilowatt Festival di Arezzo nel luglio 2013, quando fui chiamato a presentare i miei “Sei Pezzi Facili” (una autobiografia attraverso sei brani del pop italiano) e mi accorsi immediatamente che, tra quelli, Conte se ritagliava almeno due. L’idea di proseguire producendone un album intero si concretizzò da quelle parti.

“Paolo Conte per Mirko Spino”.

Fu la prima ipotesi di titolo per l’operazione. Mirko Spino, ossia mister Wallace Record, l’etichetta indipendente per la quale ho inciso dal 1999 al 2010, incarna il prototipo dell’esatto opposto di un fan di Conte per gusti e attitudini. La scommessa era dunque anche quella di proporre l’autore presso ascoltatori che, come Mirko e come me, hanno avuto Lemmy Killmister nel pedigree al posto di Duke Ellington, mostrando loro come un piatto sulla carta così lontano da quei gusti, cucinato diversamente, avrebbe potuto diventare appetibile in virtù del valore assoluto degli ingredienti primari.

Quarantennale del primo singolo: 1974 – 2014

Così ho preso una manciata di canzoni, a partire dai suoi primi singoli di cui ricorre il quarantennale esatto (Questa sporca vita e La fisarmonica di Stradella, sono del 1974) e sentendoli profondamente “miei” li ho tradotti liberamente (traditi, cambiati, tramandati) in un linguaggio diverso: il mio, appunto, quello più vicino ad un pubblico del rock cosiddetto alternativo.

Ragazzi scimmia del rock.

Il titolo dell’album agisce allo stesso modo su termini contiani: usa parole sue combinate in una nuova frase, “lampi per macachi”, che è una sintesi ulteriore di questa operazione musicale. Rudi e scimmieschi musicisti rock folgorati dalla lampante bellezza delle sue canzoni.

Tra di noi ci fu un carteggio, circa un quarto di secolo fa. Paolo Conte spronava un me ventenne ad approfondire l’armonia e il senso storico del blues. Lo presi sul serio. Siamo piemontesi, se la contingenza geografica c’entri o meno in questo rapporto (lui di Asti, io di Nizza Monferrato) lo decidano altri.

In breve: ho preso la bici, l’ho modificata, ho scelto la mia strada e mi son detto pedala.

 


LATO A

1. Gelato al limon 05:59
2. Uomo camion 04:13
3. La fisarmonica di Stradella 03:57
4. Come mi vuoi 02:00

LATO B

5. Diavolo rosso 04:57
6. L’incantatrice 04:46
7. Bartali 05:31
8. Questa sporca vita 03:03


CREDITI

Progetto di Giovanni Succi su canzoni originali di Paolo Conte.

Giovanni Succi: voce, chitarre, pianoforte.
Glauco Salvo: chitarra elettrica, lap steel, banjo, zither.
Mattia Boscolo: batteria, drum machine.

Francesca Amati: voce su “Come mi vuoi”.
Registrazione, suoni, elettronica e missaggio: Mattia Coletti.

Masterizzazione: Riccardo Gamondi.
Inciso a Incisa Scapaccino (Asti) all’Incisiana Azienda Agricola, nel luglio 2014.
Un ringraziamento a Florian Oelsner e Gia Van Den Hakker.


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