Danno pioggia.

Così son stato a casa. Ho trovato una piccola cascina tra i vigneti, qui ad Incisa Scapaccino, in provincia di Asti.

Con Glauco Salvo, Mattia Boscolo e Mattia Coletti l’abbiamo invasa di cavi, microfoni e strumenti. L’adiacenza di una rinomata cantina vitivinicola della zona non era casuale. Barbera d’Asti assicurato. L’azienda si chiama Incisiana e l’abbiamo usata per una incisione, a Incisa. Suona abbastanza incisivo.

Abbiamo registrato il progetto di tributo a Paolo Conte che meditavo da anni. Tributo è un termine oggi in voga in una accezione fuorviante rispetto a quel che intendo io.

Correntemente si intende, per tributo musicale, un gruppo che gioca a riprodurre fedelmente le cover di un idolo. Il grado massimo di riuscita lo si ottiene quando la metamorfosi rasenta la clonazione.

Nel mio caso al contrario, considero tributo un atto d’amore (quindi anche d’amor proprio) che non può prescindere dal tradimento dell’oggetto amato; tradito cioè tramandato in modo diverso, attraverso un filtro; perché così vorrebbe un buon Maestro da ogni buon allievo. Il filtro sono io. Un filtro molto sporco.

Per questo il canzoniere di Paolo Conte, nelle mie corde suonerà ben diverso. Sostanzialmente sarà al netto del Jazz. Perché ho un’altra storia, ho altre radici musicali e trent’anni di meno; ma l’avvocato mi ha insegnato molto e molto gli devo. Il conto non sarà mai chiuso.

A dirla tutta non sarà esattamente il primo album a mio nome (senza pseudonimi di fantasia), considerando Il Conte di Kevenhüller (Tarzan Rec. 2012) un album a tutti gli effetti, per quanto di sola voce. Lì eseguivo, dando una mia lettura, l’ultima opera di un altro grande Maestro, Giorgio Caproni.

A proposito: lo trovate come sempre in ascolto e download su Soundcloud, ma potete scaricare gratis l’album intero in un’unica soluzione più comodamente da qui, nella versione completa (più estesa di quella su vinile) in un unico file .Zip:

https://www.dropbox.com/s/1j258k11cfv4hoa/Conte_Di_Kevenhuller_Caproni_lettura_Succi_mp3.zip

Guarda il caso. Due conti.
Due album a mio nome, due album da esecutore.
Esecutore. Materiale.

Altra bella coincidenza il fatto che questo secondo passo per me altrettanto significativo, un album di cover di quello che considero il Maestro della canzone in italiano aliena dal cantautorato italico e che soltanto per caso è un mio conterraneo, coincida con la mia paternità. Pietro Succi fa due mesi oggi.

Ma cosa c’entri questo di preciso – confesso – non lo so nemmeno io. C’entrerà qualcosa. Non so mai se credere al caso.
Mi consolo credendo alla cosa.

Comunque sia, è così.

Giovanni Succi, L'Incisiana, luglio 2014.
Giovanni Succi, L’Incisiana, luglio 2014.
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