STORDISCO, intervista del 14 gennaio 2013

L’intervista su Stordisco fu una delle primissime, all’uscita di QUINTALE (gennaio 2013).
FONTE: http://stordiscointerviews.blogspot.it/2013/01/sotto-un-quintale-di-roccia-intervista.html

“Sotto un quintale di roccia: intervista ai Bachi da Pietra”
Intervista di Tania Gianni a Giovanni Succi.

Mutevoli e sinistri, come insetti velenosi che masticano viscere e incidono roccia, i Bachi da pietra sono tornati con il loro quinto album: una miscela di hard rock, metal, tracce di blues. Una bella svolta rispetto a quello a cui ci avevano abituato, e un eccellente argomento su cui scambiare due chiacchiere. Buona lettura! 

-Quintale è un album decisamente hard rock, un genere piuttosto diverso dai vostri precedenti lavori. Come mai questa svolta? 

GIOVANNI SUCCI: Ci ha detto Giulio Ragno Favero che così si guadagna un casino. Essendo musicisti di ricerca, ricercavamo un modo per tirare a campare e da quarantenni volevamo fare il disco di liscio che avevamo in mente per lanciarci nel mondo delle balere. Si suona quattro giorni su sette in playback a compensi incredibili, ti fai un giro di SIAE da stipendio e tutte quelle signore ancora piacenti che te la danno. Certo, ti tocca sorridere sempre. Ma siamo professionisti dello spettacolo mica per niente.
Comunque Ragno Favero si è opposto di brutto, non ne ha voluto sapere e ci ha imposto lui tutta la linea. Non mi voglio sputtanare con voi ha detto. Siccome ha il cognome da insetto gli abbiamo detto OK, ma allora fai tutto tu. Noi siamo musicisti d’avanguardia, non sappiamo nemmeno da che parte cominciare con questo genere rock. Lui stava litigando al telefono con la fidanzata, credo non abbia capito. Poi ha dimostrato autocontrollo, ci ha acceso la Playstation e si è chiuso in bagno. Dorella mi batte a qualsiasi gioco. Nel giro di tre giorni Favero ha scritto i pezzi, molti da buttare, e quelli decenti si è sbattuto a farci vedere come andavano fatti. Ci faceva un po’ tenerezza, non sembra ma siamo sensibili. Gliele abbiamo date tutte vinte con il cuore, focalizzando i profitti. Abbiamo salvato il salvabile col computer. Le mie parti credo in realtà le abbia prese da un tutorial di GuitarHero. Il disco non ci piace e non rispecchia la nostra poliedrica sensibilità di raffinati musicisti e la nostra profumata ed intensa profondità umana. Ma Giulio è stato un amico, ci pagherà molto… A questo giro va bene così.
C’è stato qualche gruppo che vi ha particolarmente influenzato nel vostro percorso verso differenti sonorità? 

G.S. Abbiamo seguito pedissequamente la moda del revival degli anni Ottanta. Quando il nostro agente discografico ci ha chiamati dai Caraibi per avvisarci che finalmente era arrivato anche il turno del revival anni Ottanta, io non stavo più nella pelle. Amo la musica anni Ottanta, tutte quelle sonorità, quell’estetica, rappresentano l’età della mia spensierata adolescenza. Metallica, Slayer, Venom… La mia spensierata e variopinta innocenza. Che bello riviverli bollito alla mia età.

-Che cosa ascoltano i Bachi da pietra? 

G.S.: Oggi siamo musicisti molto raffinati e selettivi negli ascolti. Il nostro minimalismo ci impone l’ascolto di un solo disco alla volta ogni trent’anni. Bruno Dorella sta ascoltando solo ed esclusivamente Boy degli U2. Io sto ascoltando solo ed esclusivamente la colonna sonora di Grease. È un concept. Doppio. Richiede attenzione.

-Rispettivamente l’uscita discografica migliore e peggiore di questo 2012 appena concluso. 

G.S. Peggiore la nostra, anche se in realtà è uscita nel 2013 ma non è il caso di fare i pignoli. Almeno un primato nella vita ce lo vogliamo prendere? Scherzo, non siamo nemmeno i peggiori. Nei fatti noi siamo gli oscuri nessuno, esistiamo (forse) in una insignificante provincia in declino ai margini di un impero immenso e non siamo degni di menzione neanche nel peggio.

-Avete già un mucchio di date in programma. Cosa vi aspettate da questo nuovo ciclo? 

G.S. Ci aspettiamo un sacco di gente e un sacco di soldi. Favero ce li ha promessi. Se no torniamo al progetto del liscio. Chiedendogli comunque i danni, è chiaro.

-Domanda per Bruno: come mai un set così particolare?

-BRUNO DORELLA: La scelta risale al 1997, quando entrai a far parte dei Wolfangosenza saper veramente suonare la batteria. Notai che suonando in piedi riuscivo a dare molta più energia, e che limitare il set mi aguzzava l’ingegno. Negli anni ho molto sviluppato la tecnica legata a questo specifico set senza cassa, e tra Bachi ed OvO (i due gruppi in cui lo utilizzo) mi sembra di essere giunto ad un livello veramente personale e credo anche interessante. Infatti non mi capacito del fatto che Drum Club non mi abbia dedicato una monografia…

-Preferite il live o lo studio? 

G.S. Sono come la mela e la banana, lo yin (/jin/) e yang (/jang/), come Lisa e Bart, Maroni e Bossi… Sono luce ed ombra, farfalla angelico e verme immondo, un cherubo caduto dannato a errar sul mondo o un demone che sale affaticando l’ale e riede a dio fedel.

-Ancora una volta la scrittura è alla base del progetto dei Bachi. Parlateci dei testi di Quintale. 

G.S. Nei testi di Quintale c’è un sacco di gente e un sacco di storie, tempi verbali elementari e parole facili, colloquiali. Credo che si capisce tutto. Comunque si parla di temi scottanti per la società e l’individuo contemporaneo sui quali tutti voi dovreste riflettere a fondo per arrivare a dare la colpa a qualcun altro: di solito il discorso della rockstar è questo, giusto? Poi si parla di eroi del nostro tempo, ad esempio si parla di uno che mi doveva dei soldi e poi non me li ha dati e questo è stato veramente brutto per la società; poi mi ha pure mandato un libro con dentro dei suoi versi ridicoli, una sua foto e cenni biografici imbarazzanti e questo è stato ancora peggio. Con questo testo ad esempio, essendo una rockstar, voglio far riflettere, a lungo e a fondo, sulle piaghe del nostro tempo che affliggono tutta la precarietà globale di cui le banche e i poteri forti senza lavoro che qualcuno dovrebbe fare una legge e imporre più tasse sulle ingiustizie che non passate mai le canne, tutti voi, soprattutto voi, che lasciaste che questo accadeva. Con che coraggio vi fate la doccia. Perché?

-L’ultima traccia, Baratto, tratta di pirateria digitale. Che ne pensate dell’odierna situazione della discografia italiana e non? La vostra è una provocazione o una presa di posizione ben precisa? 

G.S. Non è una “critica alla pirateria musicale” e nemmeno provocazione. La nostra è una proposta seria e speriamo chiara. Diciamo: ok, ti scarichi la musica che facciamo, giusto o no, non possiamo impedirlo. Un dato di fatto. Almeno dacci qualcosa in cambio di quello che fai tu. Cosa fai… l’elettricista, il fotografo, il video maker, il saldatore, il muratore, il barista, il cuoco, accessori auto, il contabile? Va bene! La nostra musica ti piace? Anche a me piace avere un ingresso gratis in un massaggio cinese. Resterebbe da dire che se alla fine dico “non mi è piaciuto” me lo fanno pagare lo stesso, ma chiudiamo un occhio su questo aspetto, non andiamo troppo per il sottile.

Quello che ci teniamo a dire è che alcuni spiriti illuminati hanno già raccolto il messaggio e li ringraziamo di cuore: abbiamo un tagliando dal meccanico pagato a Latina. Una fornitura di frutta e verdura a La Spezia. Una pizza e una birra Da Gianni per tre persone a Viarigi (ci ha detto nominate il locale) e anche un idraulico che quando ci serve, per piccole cose, lui c’è. Pensa che fico: viaggiare per concerti e trovare a ogni tappa qualcuno che ti dice: …ehi, ho scaricato i vostri dischi, vi va un’impepata di cozze? Un sogno! (Se non sono avvelenate).

-Che consiglio dareste ad una giovane band in procinto di gettarsi nel mondo della musica indipendente? 

G.S. Non stare a gettarti che ci sei già. Il mondo è cambiato, fatevene una ragioen. Da che mondo è mondo fa di questi scherzi. Quindi dimenticate cose come le case discografiche e i contratti… Se fai musica oggi, sei già indipendente, a qualsiasi livello. Vuoi protestare per questo? Vai a lagnarti in piazza e grida che vuoi indietro il passato, è lo sport nazionale, piacerai alla gente che piace. Qualcuno giura che te lo ridanno indietro con tante scuse. Oppure. Inventati qualcosa, muovi il culo. Ami la musica? Dimostralo: sacrificati per la musica come la gente si sacrifica per quello che vuole e che ama. Hai tempo come tutti una vita, senza supplementari. Facci vedere se era sul serio. Vieni a spendere soldi (…e ingegnati perché ne servono) tempo e salute per fare da scimmia a chi ti guarda in poltrona. Vieni a battere sul tuo chiodo che novantanove su cento non vuole nessuno, se ne hai uno tuo. Se ti piace te ne fotti e lo fai. Male che vada ti sarai divertito. Noi lo facciamo da più di vent’anni e siamo in perdita secca su tutta la linea. Ma non faremmo altro nella vita.

-Ok, le sevizie sono finite. Andate in pace e grazie. 

G.S.Grazie a te, gogna graziosa. Ai tuoi piedi quando vuoi.

Annunci

Se vuoi lasciare un commento.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...