Intervista per Gwendalyn Web Radio (Swiss)

Dicembre 2012. Intervista rilasciata a Vasco Viviani, per Gwendalyn Web Radio (Svizzera).

http://www.radiogwen.ch/giovanni-succi-intervista

Prima di iniziare, Giovanni o Giambeppe? Un nome ed uno pseudonimo…per separare il privato dal pubblico o c’è dell’altro? Ricordo che ad un certo punto, leggendo i crediti dei tuoi dischi notai questo cambiamento che mi lasciò basito… cos’è successo?

È successo di tutto, ma fondamentalmente questo: Giovanni Giuseppe Succi un giorno decide di abbandonare lo pseudonimo o soprannume (Giambeppe) che lo accompagnava dai tempi dell’asilo a fasi alterne e di usare definitivamente il suo nome anagrafico, il primo. Non mi pare così strano eppure a molti fa uno strano effetto. Se tu domani mi dicessi “…da oggi mi chiamo Osvaldo”, io smetterei semplicemente di chiamarti Vasco. Ma ad alcuni la cosa sembra non andar giù. Bizzarro quel che mi è successo di recente. Ho incrociato per caso sul facebook di un amico il commento “complottista” di un tale, con nome farlocco di fantasia che non ricordo; mister X mi dava addosso dicendo che io mi faccio chiamare Giovanni, quando in realtà il mio nome è un altro; come se mi dessi delle arie o mi fregiassi di un titolo; secondo la sentenza senza appello di mister X io sarei una specie di impostore. Interessante: un impostore che si fa chiamare col mio nome. Prendo nota per una prossima canzone. Lì per lì però mi è venuto il dubbio che questo anonimo così convinto potesse aver ragione. Ho riaperto il passaporto e letto bene. A me pare di vedere Succi spazio Giovanni virgola spazio Giuseppe. Ma farò controllare maglio da chi mi conosce magari da più tempo. Se poi qualche altro illuminato, anche senza conoscermi, può aiutarmi a fare chiarezza, grazie.

Ricordo di averti visto per la prima volta live all’OFFEST, nella saletta laterale con i Madrigali Magri qualcosa come 12 anni fa. Era il 21 ottobre e non avevo comprato da molto tempo Lische,che molto ascoltai e che ancora mi colpisce…è passato un sacco di tempo e, tra i Madrigali Magri, i Bachi da pietra, Caproni e La Morte mi sembra tu sia diventato una certezza. Nel senso che ogni tuo progetto è peculiare e mirato, dotato di una intensità che non tende a scemare. Ti senti soddisfatto del tuo percorso artistico?

La tua affezione per i prodotti della casa ci lusinga, cerchiamo di lavorare onestamente e di fare ogni volta del nostro meglio.

Con Tarlo Terzo, il terzo album dei Bachi da pietra, presentaste una bottiglia di vino così etichettata. Non ho avuto il piacere di provarla ma mi sembra sintomatico il fatto di legarsi a un prodotto del genere. La cura della terra, della pianta, il raccolto, spremere i frutti e godere del risultato. Una gestazione cercata… come mai questa idea? Quale il tuo rapporto con il vino e con la vigna?

Il vino è cerchio bizzarro che racchiude un qualche segreto. L’uomo s’ingegna, suda e fatica per rubare alla natura la sostanza che gli allevia temporaneamente la fatica, il sudore e l’ingegno.
Da questa idea della cura, del prendersi cura, nasce qualsiasi cosa ci sia di buono al mondo. È un peccato tu non l’abbia assaggiato, ma se veniamo in Svizzera rimediamo. Ne tenevo da parte una bottiglia per una buona occasione. Sarà una buona occasione. Il mio rapporto con il vino e la vigna è che il vino se è buono volentieri lo bevo e la vigna spesso la fotografo, e per farlo devi camminarci in mezzo a lungo.

Nel 2013 seguirò un corso di viticoltura all’interno di un progetto facente parte al Laboratorio Protetto dove lavoro nel contesto dell’handicap. Trovo che queste operazioni, legate alla creazione di un prodotto artistico (che così intendo il vino quando è buono) siano in grado di nutrire le persone: penso sia un fatto di intensità, passione, visceralità… ascoltare dischi colmi di intensità, così come gustare un buon bicchiere di vino placa gli appetiti e soddisfa. Che cosa ti soddisfa come ascoltatore? Cosa come bevitore?

Non tutti nella vita riescono a scoprire il gusto che si prova a fermarsi, disarmarsi e ascoltare con i sensi qualche cosa che non sai. I tuoi amici protetti saranno molto fortunati ad avere te che saprai proporglielo. Come ascoltatore e come bevitore mi soddisfano le stesse cose che soddisfano te e che hai descritto così bene per cui io sottoscrivo. La tua domanda è la mia risposta. Aggingo solo che ci possono essere occasioni in cui il vino migliore è il più facile, il più beverino… Non sempre l’intensità è la risposta giusta, dipende dal contesto. Non berrei Barolo sulla spiaggia, se non come una forma di suicidio.

Per quanto riguarda la parola invece? Hai degli autori che ti hanno influenzato e di cui non riesci a fare a meno?

Ne ho un lista, sparsi in tutti i secoli, ma sono molto riservato e non faccio nomi, me li tengo per me. Ho i miei pudori, soprattutto per le cose cose che so, perché coltivo il dubbio eterno che non ne so e non ne saprò mai abbastanza. Non ho invece nessun pudore di quello che non so: …tu fammi un nome e se non lo conosco non avrò nessun pudore a dirti “non lo so”.
Non potrei fare a meno di nessuno, men che meno di Giorgio Caproni: nomino lui giusto perché ho questo progetto concreto, attivo dal 2008 ad oggi, e che ormai volge al termine, dedicato al centenario della sua nascita, nel 1912. Ora per chi lo desidera sono pronto anche a portarlo in giro per il mondo. Se vi va, ne trovate tutti i dettagli su www.caproni.org

Ascoltando la fine del vinile de Il conte di Kevenhüller mi è sembrato che il silenzio giunto dopo la parola facesse ancora parte del disco…così per diversi minuti. Il mio cane si è addormentato placido e non sapevo cosa ascoltare dopo. Alla fine ho optato per il penultimo disco di Scott Walker. Lo conosci? Ti piace? Penso potreste fare una porca figura in un duetto…

Ti ringrazio infinitamente per questo che considero uno dei più bei complimenti mai ricevuti riferiti a questo progetto. Mi è costato tanto, ma come vedi mi sta ripagando di tutto. Quanto a Scott Walker non lo conosco abbastanza a fondo, ma da come me l’hai venduto andrò immediatamente a colmare la mia lacuna!

Ricordo la chiusura di un ‘intervista di Stefano Isidoro Bianchi del 2000 che ti riporto:
“Cosa ascolti?”
“La pioggia.”
“Ok…a uno a cui si ha chiesto cosa ascolti adesso e ti ha risposto la pioggia…cosa vuoi chiedere d’altro?”
“Se vuoi posso ancora dirti perché suono: perché è la mia vita. Che cosa mi aspetto: che finisca.”
Quest’anno è arrivata La Morte e nonostante tutto si continua… Esorcizzato qualcosa in questi dodici anni?

Dodici anni, 1912, 2012,… se fossimo superstiziosi ci sarebbe da ridere!  No, non esorcizzo niente. Mi diverto. Si esorcizzano cose che si spera non accadranno. La mia morte accadrà di certo.

Per concludere, quando potremmo sentirti in qualche forma alle nostre latitudini? Hai in programma una salita in Svizzera nel 2013?

Mi piacerebbe molto e spero proprio di sì! Me ne parlano un gran bene molti colleghi e non vedo l’ora di passare anch’io da quelle parti, con uno qualsiasi dei miei progetti. Mi fai venire in mente, a margine, che molti straordinari contributi esterni linkati dal mio audio-blog su Caproni ( http://caproni.wordpress.com/altri-ascolti/ ) arrivano proprio dal sito della Rete2 della Radio della Svizzera Italiana, che ne detiene un patrimonio, avendoli con lungimiranza prodotti a suo tempo. Un contributo straordinario, per il quale, se posso per mia umile voce, anche l’Italia ringrazia. Del resto una cultura si tramanda grazie a chi la pratica o la coltiva nei fatti, sporcandosi le mani, spendendo fatica e impiegando risorse. E questo infine, ci rimanda alla semina dell’inizio.

È tutto. Grazie mille ancora,
Buona cose
Vasco

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